“Il mio lavoro è e rimane un lavoro da artigiano, un lavoro minuto, oscuro e ascientifico, sempre approssimativo. […] Non è un mestiere avventuroso; le sue gioie e i suoi dolori dall’esterno si vedono assai poco.Il meglio che ti senti dire, quando hai finito, è: «Non sembra nemmeno tradotto».
E cioè tu sei tanto più bravo quanto più riesci a sparire, a non far credere che ci hai messo le mani […].
Continuo a sterrare come un terrazziere delle parti mie, cartella dopo cartella, libro dopo libro, e a volte, la domenica, col fiasco del vino davanti, mi diverto a cantare una vecchia storia…”.
(Luciano Bianciardi, Il lavoro di traduttore)
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