voluttà e politica

C’è una verità profonda nel detto che

“gli amanti non hanno bisogno di parole”.

Il punto è che noi pretendiamo un mondo di amanti,

un mondo di rapporti diretti,

in cui anche i nomi possano essere dimenticati,

consapevoli che l’incanto è l’opposto dell’ignoranza.

Solo una politica che distrugga il linguaggio e il tempo

e sia perciò visionaria al punto di essere voluttuosa

ha ancora significato.

John Zerzan, Primitivo attuale, p. 114

Un fine settimana di inizio autunno. Comincia a fare freddo, lavoro tutto il sabato. Un libro di storie del terrore di pubblico dominio, un saggio su Gramsci, qualche articolo qua e là. Devo imparare a moderare l’orgoglio, a dire di no, qualche volta. Il timore che poi non mi chiamino più riesce ancora a predominare.
Finiti i mestieri del giorno, prendo in mano i racconti di Stevenson: questo libro ce l’ho in casa perché volevo controllare com’era stato tradotto un racconto. Però Stevenson prende: ho cominciato a leggere tutto. I millenni Einaudi, scopro con la traduzione di Fruttero e Lucentini. Passo la serata a leggere Quando il diavolo era virtuoso. Chissà come lavoravano Fruttero e Lucentini. Altri due miti, di cui so troppo poco. Ma di loro spero di parlare un’altra volta, magari quando avrò scoperto di più.

La domenica si va in montagna: non ha piovuto, ma forse qualche fungo si trova.
Per tutto il tempo su tra i boschi alle sensazioni d’infanzia, di empatia universale, si mescolano le parole di John Zerzan, John Giorno, John Sinclair.
Ogni tanto si fanno strada fino al mio sentire discorsi altrui, di lacrimogeni a Genova e a Napoli, di traffico, di appuntamenti. La radio della nostra macchina, scendendo a valle, mi riporta alla realtà con voci gridate e notizie sulla prossima scusa per radere al suolo un paese.
Le scaccio via ancora un po’. Voglio conservare quest’euforia primitiva.
Conservare il piacere, un piacere che sfugge molto presto di mano, altrimenti la baracca che ci costringe ad accettare i ritmi e la logica del precariato crollerebbe presto. Lo sa bene, Jensen, come lo sa Laing.
Per conservare un piacere antico è nata TransNEXT, il piacere di cantare storie col fiasco del vino davanti, il piacere di immergersi nel vero senso delle parole, nella vita.
Sono sicura che non siamo i soli: per tutt* gli altr* voglio raccontare come stiamo tentando di vivere oltre il precariato della mente, sperando di trovare altr* compagn* con cui complottare assieme per disertare la baracca, e per tradurre il flusso della vita che scorre.


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